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Scandalo Facebook: 87 milioni di profili coinvolti, 214 mila in Italia

Scandalo Facebook: 87 milioni di profili coinvolti, 214 mila in Italia
 
A due settimane dalla scoperta dello scandalo Cambridge Analytica, il CEO di Facebook Mark Zuckerberg torna a parlare dell'accaduto, dando i propri numeri che risultano molto più elevati delle prime stime. Infatti i profili compromessi non sono 50 milioni ma ben 87 di cui 214 mila in Italia. Accanto a questo bisogna comunque sottolineare come si tratta di stime dato che, per la natura stessa del social network, è molto difficile stabilire il numero esatto di profili. 
Infatti il solo numero certo è quello relativo ai profili iniziali che hanno utilizzato l'app dell'accademico Aleksandr Kogan intitolata This is Your Digital Life, poi acquisiti dalla Cambridge Analytica: 270mila, di cui 57 mila in Italia. Ciò nonostante, a prescindere dai numeri, sempre comunque elevati, e dalla reale efficacia del micro targeting, il vero problema è la semplice possibilità che qualcosa del genere possa accadere. Ovvero che aziende private interessate unicamente al profitto riescano ad appropriarsi di così tante informazioni sugli utenti. 
 
Zuckerberg ha provato a difendersi ma la sua arringa è stata puerile nel suo ridurre un enorme problema tecnologico e sociale a una giustificazione semplicistica: 
 
"La vita è imparare dai propri errori. Nessuno aveva mai costruito una realtà come Facebook, non siamo perfetti, ma è un servizio usato da molti in maniera positiva". 
 
Facebook ha poi adottato delle contromisure, non solo sulle API del social network, ma anche su quelle di Instagram. Queste tendono a rafforzare la privacy degli utenti e a rendere più difficile l'accesso ai dati personali e alla propria rete di contatti. Peccato che tutto ciò accada solo adesso e non alcuni anni fa senza nessuno che ci spieghi perché. Ovviamente lo diciamo sarcasticamente dato che la risposta è scontata. 
 
E  Zuckerberg che dice ? Prima di tutto è apparso davanti al Congresso degli Stati Uniti illustrando di aver cambiato idea sull'applicazione di regole più stringenti per la privacy: solo pochi giorni fa infatti aveva affermato che non avrebbe esteso al di fuori dell'Europa le regole previste col GDPR dall'Unione europea. Infatti, contraddicendo sé stesso, ha sposato la nuova linea "dura" sostenendo che Facebook applicherà volontariamente le stesse regole previste dal GDPR ovunque, al fine di proteggere i dati degli utenti. E' lui stesso a suggerire una regolamentazione:
 
"La legge potrebbe cristallizzare le norme sul trattamento dei dati personali, stabilendo che cosa le piattaforme possano e non possano fare. Inoltre i legislatori potrebbero dare alle persone la sicurezza di poter disporre in maniera piena del proprio profilo e delle proprie informazioni"
 
Basterà ? Molto probabilmente no ma come si suol dire "ai posteri l'ardua sentenza".
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